Nei battiti del cuore un'arma contro i tumori
Contrazioni ne frenano crescita. Verso nuove cure anche per altre neoplasie
Il battito cardiaco si rivela un'arma contro la crescita del tumore, infatti la forza delle contrazioni rallenta la moltiplicazione delle cellule tumorali nel cuore, cosa che potrebbe anche spiegare perché lo sviluppo di tumori cardiaci è un evento raro. In futuro questa scoperta potrebbe tradursi nello sviluppo di dispositivi indossabili come fasce per rallentare la crescita di tumori superficiali come il cancro della mammella o i tumori della pelle: è quanto spiegato in un'intervista all'ANSA da Serena Zacchigna del Centro Internazionale per l'Ingegneria Genetica e la Biotecnologia e Università di Trieste, autrice di uno studio oggi su Science, che vede coinvolti, tra gli altri, esperti del Centro Cardiologico Monzino-Irccs, Università di Milano, Istituto Europeo di Oncologia (Ieo). "Abbiamo visto che stimolando in maniera ritmica cellule tumorali, quindi simulando il battito cardiaco, queste crescono molto meno, viceversa riducendo le forze di contrazione le cellule crescono di più", spiega la ricercatrice. Diversi stimoli meccanismi influenzano la crescita tumorale, ad esempio è molto importante e studiata la rigidità dell'ambiente circostante il tumore, spiega Zacchigna: "la cosa nuova in questo studio è che lo stimolo meccanico è rappresentato dalle forze generate dalla contrazione cardiaca". I ricercatori sono partiti dal fatto che nel cuore normalmente le cellule cardiache non si possono rigenerare. Così hanno deciso di studiare il cuore di pazienti con grave scompenso cardiaco in cui viene impiantata una pompa per sopperire all'insufficienza cardiaca: "abbiamo visto che nel loro cuore, messo a riposo dalla pompa, i cardiomiociti al contrario possono rigenerarsi, cosa che non succede normalmente quando il cuore si contrae", spiega Zacchigna. Di qui, appunto, nasce l'idea che le contrazioni cardiache potessero inibire la moltiplicazione cellulare. Per sondare questa ipotesi gli esperti hanno studiato modelli animali di trapianto cardiaco e tessuti cardiaci umani in provetta generati a partire da cellule staminali. Su questi campioni hanno modulato frequenza e intensità del battito cardiaco e, inserendo cellule tumorali di vari tessuti, hanno visto che al crescere della forza contrattile, diminuisce la crescita dei tumori. La bellezza di questo studio, anticipa Zacchigna, è che in prospettiva si potrebbero costruire robot o dispositivi indossabili (come fasce) che mimano il battito cardiaco per stimolare tumori superficiali come neoplasie della pelle e tumore della mammella ad esempio. "Abbiamo già dei prototipi grazie a una collaborazione con Domenico Prattichizzo dell'università di Siena, che si occupa proprio di sviluppare dispositivi robotici indossabili; naturalmente dovremo dimostrare la sicurezza di simili dispositivi - conclude - ma nel giro di 3-4 anni potremmo arrivare ad avere dei prototipi da testare sui pazienti".
D.Cook--TNT