Atlas, un'opera musicale che si intreccia con l'improvvisazione
Lo spettacolo in cartellone il 3 novembre al Teatro Massimo di Cagliari
Un'opera musicale aperta, in cui il rigore della scrittura compositiva incontra la libertà dell'improvvisazione, trasformando ogni esecuzione in un'esperienza unica e irripetibile. È "Atlas", l'ultima produzione di Medinsard, il centro di produzione di Sardegna Concerti finanziato dal ministero della Cultura, firmata dal musicista e compositore Matteo Muntoni, che dirige un'orchestra di dieci elementi. Un viaggio sonoro in scena martedì 3 novembre (alle 21) al Teatro Massimo di Cagliari. Un progetto in cui il rigore della composizione si intreccia con le intuizioni dell'istante e la libertà dell'improvvisazione, dando vita a un organismo sonoro in continua trasformazione. Atlas nasce dall'incontro tra una struttura musicale definita e uno spazio creativo aperto, nel quale le scelte del direttore e le interazioni tra i musicisti concorrono a ridefinire ogni volta il risultato finale. La partitura di partenza diventa così una mappa da esplorare, un punto di riferimento da cui prendere le mosse per approdare a esiti sempre diversi e irripetibili. Sul palco, sotto la direzione dello stesso Muntoni, una formazione di dieci elementi riunisce timbri e sensibilità differenti: Matteo Muntoni (composizioni e direzione); Leonardo Taccori (clarinetto); Matteo Orani e Daniele Porta (chitarra classica, acustica ed elettrica); Ivana Busu (pianoforte, synth e live electronics); Mauro Melis (basso); Andrea Murtas (batteria, e percussioni); Matteo Gallus e Simone Soro (violini); Massimiliano Viani (viola); Gianluca Pischedda (violoncello). Il progetto interdisciplinare recupera il mito greco come chiave di lettura del presente, sottraendolo alla dimensione della semplice rievocazione per restituirgli una funzione viva e interrogativa. Al centro dell'opera si staglia la figura archetipica di Atlante, il Titano condannato a sostenere il firmamento, emblema di un peso che non concede tregua, ma anche di responsabilità e resistenza. Nella sua fatica si riflette la condizione dell'essere umano contemporaneo, chiamato a confrontarsi con una complessità crescente, attraversata da pressioni sociali, emergenze climatiche e tensioni politiche. Il mito diventa così una metafora della fragilità e della capacità di resistere, ma anche del peso collettivo che grava sul nostro tempo. In questa geografia simbolica, il Mediterraneo assume un ruolo centrale. Non un confine da attraversare o una barriera che separa, ma uno spazio condiviso, un alveo comune in cui storie, culture e destini si incontrano e si contaminano.
N.Roberts--TNT