The National Times - I primi batteri programmati per divorare i tumori dall'interno

I primi batteri programmati per divorare i tumori dall'interno


I primi batteri programmati per divorare i tumori dall'interno
I primi batteri programmati per divorare i tumori dall'interno

Potrebbero diventare una nuova arma nella lotta al cancro, verso primi test in laboratorio

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Batteri programmati per infiltrarsi nei tumori e divorarli dall'interno sono stati messi a punto dal gruppo di ricerca guidato dall'Università canadese di Waterloo, che ha pubblicato i risultati sulla rivista Acs Synthetic Biology. Questi batteri geneticamente modificati appartengono alla specie Clostridium sporogenes, che si trova comunemente nel suolo, e potrebbero diventare una nuova arma nella lotta al cancro, anche se i trial clinici sull'uomo sono ancora lontani. Infatti, gli autori dello studio coordinati da Brian Ingalls puntano ora a iniziare i primi test pre-clinici, per valutare la sicurezza con esperimenti svolti in laboratorio e su modelli animali. La parte centrale dei tumori solidi è un ambiente privo di ossigeno formato da cellule morte, dunque l'ambiente di crescita ideale per Clostridium sporogenes. Questo punto di forza si trasforma, tuttavia, in debolezza quando il batterio raggiunge il margine esterno del tumore: qui comincia a entrare a contatto con l'ossigeno e muore prima di portare a termine la sua missione. Per risolvere il problema, i ricercatori hanno innanzitutto aggiunto al Dna del microrganismo un gene proveniente da un suo parente più tollerante verso l'ossigeno. Per evitare che, grazie al nuovo gene, il batterio crescesse in maniera indesiderata prima di arrivare al suo bersaglio, hanno poi trovato il modo di attivarlo solo al momento giusto. Per farlo hanno sfruttato il fenomeno del 'quorum sensing', un meccanismo di comunicazione chimica utilizzato dai batteri per coordinarsi tra loro: solo quando C. sporogenes si è abbondantemente moltiplicato dentro il tumore, il segnale diventa abbastanza forte da attivare il gene. "Utilizzando la biologia sintetica, abbiamo costruito qualcosa di simile a un circuito elettrico - commenta Ingalls - ma al posto dei fili abbiamo usato frammenti di Dna. Ogni frammento ha il suo compito: se assemblati correttamente, questi formano un sistema che funziona in modo prevedibile".

B.Cooper--TNT

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Mercedes non sta semplicemente portando la Classe V nell’era elettrica; ne sta cambiando la natura. Con il VLE, il tradizionale grande veicolo per passeggeri diventa qualcosa di molto più vicino a una limousine su ruote. È qui che si trova il vero significato di questo rilancio. In futuro, Mercedes separerà in modo più netto il VLE, posizionato in un’area vicina alla Classe E, dal VLS, ancora più lussuoso e destinato al vertice assoluto della gamma. Questo nuovo inizio non guarda quindi solo alle famiglie europee o ai servizi alberghieri, ma a un mercato globale in cui i grandi van di lusso sono da tempo diventati simboli di status.Il salto tecnico è coerente con questa ambizione. Il VLE nasce per la prima volta su una piattaforma elettrica dedicata ai van e porta con sé proprio gli elementi che Mercedes vuole associare ai suoi modelli più raffinati: sistema a 800 volt, ricarica molto rapida, sospensioni pneumatiche, asse posteriore sterzante, abitacolo molto più digitale e un interno che vuole sembrare più un salotto che un veicolo da trasporto. Fino a otto posti, zona posteriore estremamente modulabile, tanto spazio utile e una buona capacità di traino servono a dimostrare che non si tratta soltanto di immagine. Mercedes vuole cancellare il vecchio compromesso: fare del VLE insieme una navetta business, un’auto di famiglia, una vettura da viaggio e un prodotto di rappresentanza.Per questo la questione dell’autonomia diventa il vero banco di prova della credibilità. Sulla carta il pacchetto convince: grande batteria, piattaforma elettrica moderna, aerodinamica curata, ricarica veloce e un chiaro tentativo di rendere realmente affrontabili i lunghi tragitti. Tutto ciò rende plausibile il dato ufficiale nel contesto del ciclo di omologazione. Sarebbe però sbagliato leggerlo come una garanzia d’uso quotidiano in qualsiasi scenario. Un veicolo di queste dimensioni parte già da una massa a vuoto molto elevata, e le versioni più pesanti aumentano ulteriormente il peso complessivo. Se poi si aggiungono passeggeri, bagagli, freddo, climatizzazione, cerchi grandi e velocità autostradali sostenute, il valore dichiarato è destinato a scendere. Il VLE non annulla la fisica; dimostra piuttosto fino a che punto la tecnica moderna riesca oggi ad attenuare i limiti classici di un grande elettrico.

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