Unioncamere, nelle imprese che attraggono giovani produttività +7,2%
'Il rientro di metà degli expat farebbe recuperare 12 miliardi'
L'invecchiamento della forza lavoro in Italia non è solo un'emergenza demografica, ma un freno alla competitività, alla produttività e alla transizione digitale e sostenibile delle imprese. Emerge dalle ultime analisi di Unioncamere e del suo Centro studi Tagliacarne sulla base di elaborazioni originali e da fonti istituzionali, presentate nel corso della Conferenza nazionale delle Camere di commercio in corso a Paestum. Le stime di Unioncamere parlano chiaro: le aziende capaci di attrarre e trattenere talenti under 35 segnano un +7,2% di produttività e, mostra l'Istat, le imprese con più giovani corrono più delle altre, registrando una crescita del fatturato e dell'occupazione superiore di 1,5 punti percentuali. La propensione a fare innovazione di processo cresce fino ai 36 anni di media degli occupati e quella di prodotto fino ai 42, per poi flettere vistosamente, evidenzia l'analisi. Data la composizione attuale della forza lavoro, il risultato è che il 60% delle imprese italiane ha già superato la soglia anagrafica oltre la quale cala la spinta a innovare. Mettere in campo azioni in grado di invertire la marcia, facendo, ad esempio, tornare in Italia la metà dei giovani expat, secondo Unioncamere, produrrebbe un beneficio enorme, stimato in 12 miliardi di euro, pari a mezzo punto del Pil. "Le nuove generazioni vivono con minori barriere culturali, territoriali e sociali rispetto al passato", ha evidenziato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. "Grazie ad iniziative come l'Erasmus si sentono naturalmente cittadini europei. Valorizzare la loro creatività e la capacità di innovazione richiede uno sforzo comune. Le Camere di commercio sono in campo e pronte a fare da ponte tra imprese e sistema della formazione".
S.Ross--TNT