The National Times - Intesa Sanpaolo premia le migliori Pmi, da Milano parte Imprese Vincenti

Intesa Sanpaolo premia le migliori Pmi, da Milano parte Imprese Vincenti


Intesa Sanpaolo premia le migliori Pmi, da Milano parte Imprese Vincenti
Intesa Sanpaolo premia le migliori Pmi, da Milano parte Imprese Vincenti

Saranno 15 le tappe in tutta Italia dedicate a 150 eccellenze imprenditoriali

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Quindici tappe in tutta Italia per dare voce alle migliori 150 piccole e medie imprese italiane: prende il via mercoledì 11 febbraio da Milano la sesta edizione di 'Imprese Vincenti', il programma che la Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, guidata da Stefano Barrese, dedica alle eccellenze imprenditoriali del Paese. Tra le principali novità di quest'anno, grazie alla collaborazione con Intesa Sanpaolo Assicurazioni, una particolare attenzione al tema della cultura del rischio, attraverso l'individuazione di buone pratiche aziendali e l'assegnazione di una menzione speciale, ad ogni tappa del tour, ad un'azienda che ha saputo dar valore alla protezione delle persone e dei beni aziendali, come scelta strategica aziendale e asset competitivo indispensabile. Tra le quindici tappe nei territori, tre saranno tematiche e vi sarà un incontro conclusivo che riunirà tutte le 150 Imprese Vincenti 2026 e proporrà il confronto a più voci sui fattori di successo dell'imprenditoria italiana. Anche questa edizione vede la collaborazione con la Divisione International Banks di Intesa Sanpaolo e una tappa dedicata alle aziende estere che lavorano in stretta connessione con le pmi italiane. Spazio anche alle imprese sociali e del terzo settore e alle aziende del comparto agroalimentare. Nell'ambito del programma, le pmi riceveranno da Intesa Sanpaolo e i partner di progetto supporto per affrontare tutte le fasi di vita del business, ovvero crescita all'estero, sostenibilità, innovazione, transizione digitale e finanza straordinaria. Saranno dieci le pmi di Milano, Monza e Brianza protagoniste della prima tappa del tour, testimoniando a un'ampia platea di imprenditori i progetti di crescita in Italia e all'estero. La prima tappa avrà luogo alle 17.30 presso lo Spazio Eventi Intesa Sanpaolo - Grattacielo Gioia22 a Milano e si potrà seguire in diretta streaming sul sito di ANSA.it e Intesa Sanpaolo.

P.Murphy--TNT

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La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

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