The National Times - Unem, consumi petroliferi in calo del 3% nel 2025

Unem, consumi petroliferi in calo del 3% nel 2025


Unem, consumi petroliferi in calo del 3% nel 2025
Unem, consumi petroliferi in calo del 3% nel 2025

Dati provvisori, per la benzina +3,8%, in calo la petrolchimica

Cambia la dimensione del testo:

Nel 2025, i consumi petroliferi sono scesi del 3% rispetto al 2024, secondo i dati provvisori. Tra i carburanti, hanno andamenti positivi la benzina (+3,8%) e il jetfuel (+2,2%). Tra le voci in negativo spiccano i cali della petrolchimica, dei bunker, dei consumi di raffineria. È quanto emerge dall'aggiornamento dei numeri dell'energia di Unem-Unione Energie per la Mobilità. Nei primi undici mesi 2025, le importazioni di prodotti finiti ammontano a circa 14,8 milioni di tonnellate con un decremento dell'1,4% rispetto allo stesso periodo 2024. In aumento solo gli arrivi di benzina, lubrificanti e biocarburanti. I restanti prodotti importati risultano invece in calo. Crollo molto più pesante per le importazioni di semilavorati che nei primi 11 mesi 2025 scendono del 64% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nello stesso arco di tempo, il costo per l'approvvigionamento del greggio espresso in euro è diminuito del 17,3% rispetto allo stesso periodo del 2024, in calo consecutivo da dieci mesi. Le esportazioni di prodotti sono ammontate a 19,9 milioni di tonnellate con una variazione positiva dello 0,6% rispetto allo stesso periodo 2024, grazie ad un consistente recupero nei mesi estivi. Tra i prodotti esportati in forte aumento virgin nafta (+87%), seguita da olio combustibile e semilavorati. In calo invece benzina, jetfuel, lubrificanti e biocarburanti. Sempre nei primi undici mesi 2025 in base ai primi dati disponibili, l'Italia ha importato 51,2 milioni di tonnellate di petrolio con una variazione praticamente nulla rispetto allo stesso periodo 2024. La Libia mantiene e rafforza il ruolo di primo fornitore dell'Italia (peso del 23,9%) seguita da Azerbaigian e Kazakistan. Sono già 31 i paesi da cui l'Italia ha importato petrolio nel 2025.

S.Ross--TNT

In primo piano

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Lagarde, da guerra vero shock, mercati troppo ottimisti

La presidente Bce all'Economist, 'anni per riparare i danni di guerra'

Cambia la dimensione del testo: