The National Times - L'Ue prepara la nuova politica climatica post-2030, al via la consultazione

L'Ue prepara la nuova politica climatica post-2030, al via la consultazione


L'Ue prepara la nuova politica climatica post-2030, al via la consultazione
L'Ue prepara la nuova politica climatica post-2030, al via la consultazione

Aperta fino al 4 maggio. Chiarirà il ruolo dei crediti internazionali di carbonio

Cambia la dimensione del testo:

Bruxelles apre ufficialmente il cantiere per la futura politica climatica post 2030, per chiarire in particolare il ruolo che avranno i crediti internazionali di carbonio nel percorso verso la neutralità climatica. Dopo l'intesa sul target per il 2040, la Commissione europea dovrà presentare entro la fine dell'anno un aggiornamento del quadro politico in materia di clima ed energia dedicato al decennio successivo al 2030 e ha aperto fino al 4 maggio due consultazioni pubbliche: la prima dedicata a chiarire i criteri per l'uso limitato di crediti di carbonio internazionali di alta qualità - potenzialmente applicabili dal 2036 -; la seconda dedicata ad aggiornare la normativa relativa agli obiettivi climatici nazionali, che oggi sono disciplinati dal regolamento di condivisione degli sforzi (Effort Sharing regulation) e dal regolamento in materia di uso del suolo e di silvicoltura (Lulucf). Entrambe le proposte non vedranno la luce prima dell'ultimo trimestre dell'anno.

A.M.James--TNT

In primo piano

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Lagarde, da guerra vero shock, mercati troppo ottimisti

La presidente Bce all'Economist, 'anni per riparare i danni di guerra'

Cambia la dimensione del testo: