The National Times - Permanenza record in fondo al mare per il drone Hydron-R di Saipem

Permanenza record in fondo al mare per il drone Hydron-R di Saipem


Permanenza record in fondo al mare per il drone Hydron-R di Saipem
Permanenza record in fondo al mare per il drone Hydron-R di Saipem

Oltre 240 giorni continuativi nei fondali corallini della Norvegia

Cambia la dimensione del testo:

Il drone sottomarino Hydrone‑R di Saipem raggiunge il record di 240 giorni continuativi nei fondali nell'area corallina di Njord in Norvegia. Lo annuncia il gruppo spiegando che l'operazione e stata realizzata "in modo indipendente, senza cavi e senza supporto di superficie, contribuendo alla conoscenza e alla protezione degli ecosistemi marini attraverso la robotica subacquea". Le attività - precisa Saipem - rientrano nel contratto decennale firmato nel 2019 con Equinor, "primo accordo mondiale di servizio per droni sottomarini nel settore dell'energia offshore (in acque profonde, ndr)". Dall'avvio delle operazioni, Hydrone-R ha totalizzato oltre 500 giorni di permanenza sottomarina, di cui quasi la metà continuativi, inclusi gli interventi da remoto, eseguendo "centinaia di missioni senza necessità di navi d'appoggio" e garantendo "efficienza operativa e interventi tempestivi" anche in condizioni meteo estreme. Un esempio sono le attività in un pozzo del campo Njord in presenza di onde alte 12,5 metri, che impedirebbero a qualsiasi veicolo tradizionale 'Work Class Rov' di operare. L'utilizzo del drone - conclude Saipem - genera inoltre impatti positivi in termini di sostenibilità e sicurezza, permettendo una "significativa riduzione di emissioni di Co2 e una maggiore sicurezza per il personale".

A.Robinson--TNT

In primo piano

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Lagarde, da guerra vero shock, mercati troppo ottimisti

La presidente Bce all'Economist, 'anni per riparare i danni di guerra'

Cambia la dimensione del testo: