The National Times - beanTech festeggia i 25 anni, da start up del Friuli a Nvidia

beanTech festeggia i 25 anni, da start up del Friuli a Nvidia


beanTech festeggia i 25 anni, da start up del Friuli a Nvidia
beanTech festeggia i 25 anni, da start up del Friuli a Nvidia

Oggi l'azienda conta 244 dipendenti e collabora con grandi player globali

Cambia la dimensione del testo:

Sono 25 gli anni di attività che celebra la azienda tecnologica friulana beanTech, fondata nel 2001 per sviluppare software su commessa e diventata partner tecnologico per dati, AI, digitalizzazione industriale, infrastrutture IT avanzate al fianco di gruppi come Microsoft, Nvidia, Dell, Siemens e Dassault Systèmes. Dopo le prime collaborazioni con gruppi industriali come Danieli, beanTech si focalizza su infrastrutture enterprise, piattaforme dati, integrazione dei sistemi, rafforzando legami con Dell Technologies, Nvidia e Microsoft. Aperte nuove sedi in Fvg e Veneto, nasce la Business Unit Industry, dedicata a Industria 4.0, integrazione IT/OT e prime applicazioni di AI in ambito industriale. Oggi beanTech conta 244 dipendenti (età media 34 anni), fattura 29 milioni di euro (+100% rispetto a 5 anni fa), ha collaboratori in tutta Italia e progetti con Fincantieri, Electrolux, Amadori, Clivet, Rigoni di Asiago, e collaborazioni con Università di Udine, Padova e La Sapienza, partnership tecnologiche con Microsoft, Nvidia, Dell Technologies, Siemens e Dassault Systèmes. Di recente ha acquisito il 20% di Effedi Automation (robotica industriale basata sui cobot, robot collaborativi). Dall' unione delle competenze di beanTech e Adhox Srl, società leader nel settore BIM, nasce Ekore, che integra Bim, IoT e AI per la gestione del patrimonio immobiliare e i processi di Facility & Energy Management. "I prossimi anni saranno decisivi: sicurezza, AI, sostenibilità ridisegneranno il modo di fare impresa", prevede il ceo, Fabiano Benedetti.

E.Cox--TNT

In primo piano

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Lagarde, da guerra vero shock, mercati troppo ottimisti

La presidente Bce all'Economist, 'anni per riparare i danni di guerra'

Cambia la dimensione del testo: