The National Times - In Fvg prime banchine portuali in Italia elettrificate con fotovoltaico

In Fvg prime banchine portuali in Italia elettrificate con fotovoltaico


In Fvg prime banchine portuali in Italia elettrificate con fotovoltaico
In Fvg prime banchine portuali in Italia elettrificate con fotovoltaico

Assessore Amirante inaugura impianto a Porto Nogaro (Udine)

Cambia la dimensione del testo:

E' stato inaugurato a Porto Nogaro (Udine) un innovativo sistema di elettrificazione (della banchina Margreth), il "cold ironing", che consente alle navi attraccate di alimentarsi con energia elettrica senza ricorrere ai motori di bordo, riducendo in modo significativo le emissioni inquinanti. Si tratta di un'opera, sottolineano alla Regione Fvg, "unica nel suo genere in Italia", completata con un anticipo di circa cento giorni rispetto al previsto. L'impianto, alimentato da oltre 2mila pannelli fotovoltaici sui tetti delle strutture portuali per ridurre il consumo di suolo, fornisce, appunto, energia elettrica alle navi ormeggiate. Il progetto comprende produzione e stoccaggio dell'energia, che potrà essere utilizzata, in assenza di navi all'ormeggio, per alimentare l'illuminazione pubblica e gli uffici nell'area portuale. L'intervento, del valore di circa 7,9 milioni, completa gli investimenti infrastrutturali realizzati negli ultimi anni dalla Regione a favore del Porto e della zona industriale ad esso collegata. L'opera è finanziata per 7,4 milioni di euro attraverso il Piano nazionale complementare al Pnrr, assegnati alla Regione dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e per 500mila euro con fondi regionali. "Inauguriamo un progetto importantissimo che guarda al futuro della sostenibilità degli scali portuali e dell'intero sistema dei trasporti", ha commentato l'assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti Cristina Amirante.

M.A.Walters--TNT

In primo piano

L’Ucraina distrugge le esportazioni russe di petrolio del terrore

La campagna ucraina contro le infrastrutture petrolifere russe si è trasformata in un colpo diretto a una delle arterie economiche più sensibili di Mosca. Non si tratta di obiettivi simbolici, ma di nodi logistici attraverso cui passa una quota decisiva del greggio russo destinato all’export. La pressione su Primorsk e Ust-Luga, i grandi terminali del Baltico, è particolarmente rilevante perché questi scali concentrano una parte enorme delle spedizioni via mare. Se si aggiungono le conseguenze della perturbazione attorno a Novorossijsk, i problemi nel corridoio Druzhba sul territorio ucraino e la crescente pressione sulle navi collegate alla cosiddetta flotta ombra russa, il quadro supera di gran lunga quello di alcuni incendi spettacolari. A essere colpita è l’intera catena dell’export: stoccaggio, caricamento, instradamento marittimo e, in ultima analisi, flusso di entrate.Le stime più recenti indicano che, a tratti, circa il 40% della capacità russa di esportazione di petrolio è stata compromessa o temporaneamente messa fuori uso. Si tratta di circa 2 milioni di barili al giorno che non hanno raggiunto il mercato come previsto o che hanno dovuto essere reindirizzati con ritardi e costi maggiori. Per il Cremlino il problema è profondo, perché il petrolio non è soltanto una materia prima strategica, ma uno dei pilastri delle entrate federali. Quando un terminale si ferma, le navi attendono, i carichi vengono riprogrammati e aumentano i rischi logistici e assicurativi, il danno economico si allarga anche se una parte dei volumi viene recuperata in seguito. In altre parole, gli attacchi colpiscono esattamente il settore che la Russia ha cercato più di tutti di difendere nonostante sanzioni, tetti di prezzo e rotte alternative.L’elemento più significativo della strategia ucraina è che sembra puntare meno sull’effetto di un unico colpo clamoroso e più sulla perturbazione operativa ripetuta. Ogni attacco contro infrastrutture portuali, sistemi di pompaggio, serbatoi di stoccaggio o catene di carico può creare colli di bottiglia ben oltre il punto d’impatto. Bastano pochi giorni di ritardo per alterare la rotazione delle petroliere, i calendari di esportazione, i pagamenti e la pianificazione della produzione. Il fatto che un singolo impianto possa riprendere relativamente in fretta non cancella la vulnerabilità resa evidente da questa sequenza. Mosca è costretta a ridistribuire i volumi, a testare rotte alternative e ad assorbire più rischio in quasi ogni fase del processo. Questo rappresenta un problema strutturale per un modello di export che dipende fortemente da un numero limitato di hub marittimi.

Iccrea approva piano triennale, finito consolidamento, ora fase crescita

Previsti investimenti in It e Ai e rafforzamento presidio imprese

Il petrolio chiude in rialzo a New York a 94,48 dollari

Quotazioni salgono del 4,61%

Lagarde, da guerra vero shock, mercati troppo ottimisti

La presidente Bce all'Economist, 'anni per riparare i danni di guerra'

Cambia la dimensione del testo: